Trenta minuti con... Antonella Sgueglia e Giulia Martani.

lunedì 14 maggio 2012

Recensione a cura di Irma Panova Maino e Nadia Milone.


Nuda,
di Stella Ada Rossetti.

Mi sento come
la foglia gialla di un fusto
che cinge a cadere.
Sopravvive a tempeste
e poi ad un tratto smette
di resistere, smette di esistere.


La forza di questi versi scaturisce prepotentemente da alcune parole chiave quali gialla, tempesta e smette. Il colore giallo nasconde in sé il calore del sole, la vitalità con cui la natura vince sopra la meschinità dell’uomo, portando il soffio dell’esistenza anche nei più remoti angoli del globo. Tuttavia giallo è anche l’odio, l’invidia, sentimenti potenti che smuovono i cuori e possono distruggere ogni forma vivente per un semplice capriccio dell’anima. La parole chiave tempesta riconduce automaticamente a qualcosa di devastante, difficile da contrastare, da contenere, dirompente ed esaltante. Infine smette. L’ultimo verso racchiude l’energia vera e propria di tutta la poesia. Il verbo ripetuto e sottolineato: smette di resistere, smette di esistere, conduce alla rassegnazione e allo sfinimento di una vita passata a combattere, a reggere contro gli impatti che il giornaliero riversa, attimo dopo attimo, sulla nostra fragile umanità. Il ritmo si spezza e l’uomo cede sotto il peso di quella continua sopravvivenza forzata, esalando quasi un sospiro mentre si lascia andare all’inevitabile, allo scemare di quell’energia così a lungo sfruttata e abusata. Ed ecco che smettere di esistere porta finalmente alla pace, al compimento di un processo naturale che così doveva essere.
L’Autrice è riuscita a evocare l’intero ciclo esistenziale in poche e significative righe, esaltando, con l’ausilio di parole accurate, gli stati d’animo che chiunque si trova a percorrere nel corso della propria vita, dando modo al lettore di cogliere la speranza, laddove voglia credere che alla fine di ogni ciclo, ne inizia uno nuovo.

Irma Panova Maino.



In questa poesia, l’autrice si paragona a una foglia ingiallita che, nel corso della sua esistenza, ha sopportato anche le tempeste, riuscendo a rimanere sempre tenacemente attaccata al suo ramo, ma dopo tanto lottare, non può far altro che arrendersi e cedere al suo destino che è quello di ingiallire per poi cadere. Così come questa esile foglia, l’uomo sopporta le sfide che la vita gli pone davanti, lottando e soffrendo, cercando di rimanere aggrappato al ramo della sua stessa esistenza, senza lasciarsi travolgere dagli eventi. Purtroppo, questo continuo lottare e soffrire porta a un inevitabile “ingiallimento” e indebolimento delle sue forze, la cui unica conseguenza è il cedere e cadere stremato.

L’autrice descrive molto bene, in questi versi, la condizione di sfinimento nella quale, troppe volte, veniamo a trovarci tutti quanti. Si vive, si lotta, si soffre, a volte ci si accontenta semplicemente di sopravvivere pur di riuscire a dare un senso alle nostre giornate e accettare con serenità ciò che la vita ha in serbo per noi, finché ci si ritrova esausti, sfiniti e provati, senz’altra scelta se non quella di arrendersi all’evidenza e lasciarsi cadere impotenti, stanchi di tentare di combattere un’esistenza troppo difficile e penosa e tirando quasi un profondo sospiro di sollievo nel momento in cui si “smette di resistere”.

Questa poesia è una gradevolissima sorpresa, uno stupendo esordio per quest’autrice, la quale ha sicuramente tutte le carte in regola per proseguire su questa strada.

Nadia Milone.

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